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Consiglio Comunale: Il Pd chiede l'uscita delle associazioni da Via Battisti... PDF Stampa E-mail
Martedì 20 Luglio 2010 12:01

La maggioranza presenta un ordine del giorno in cui chiede "l'immediata liberazione degli spazi" prima di ogni altro confronto. Ma Sel, Rc, e PdL fanno mancare il numero legale. Questa mattina un presidio di fronte al tribunale, dove si svolge l'udienza di sfratto indetta dalla Cpt contro le 30 associazioni di Rebeldìa, e oggi pomeriggio il consiglio riprenderà i lavori per concludere la discussione

Si può riassumere con poche parole ciò che è successo ieri in consiglio comunale: il consiglio non ha ceduto di fronte alla richiesta della maggioranza, che in un ordine presentato alle 21:05, scritto e concordato in fretta e furia fra i banchi del Pd, richiede l'uscita immediata di Rebeldia prima di procedere a qualsiasi altra soluzione.
Sel, Rifondazione, e PdL abbandonano l'aula, viene a mancare il numero legale e la seduta è sospesa, poi sciolta. L'assessore Cerri lascia le Baleari urlando ai consiglieri della sinistra: "Avete fatto l'accordo con la Pdl", e il Sindaco si rivolge agli attivisti di Rebeldia con gesti e sfottò.

Questa la conclusione, alle 23 di sera. Il dibattito democratico può funzionare anche così, resta il fatto che sono cronache che assumono sempre più gli stili del western, i dialoghi della farsa, i toni delle tragedie, e sarebbe ancor più triste se non se ne comprendessero il senso e la ragione.  

Ma torniamo all'inizio, per capire meglio la strana 'maledizione' che impedisce al consiglio di Pisa di pronunciarsi su di un tema su cui peraltro, in maniera diretta, si era già espresso, ovvero gli spazi per l'aggregazione e le associazioni. Una discussione giunta dopo rimandi infiniti, alla vigilia dell'udienza che si tiene quest'oggi sulla causa di sfratto indetta dalla Cpt contro le 30 associazioni che hanno sede in via Battisti.

Ad aprire la discussione è stato Franco Bertolucci della Biblioteca Franco Serantini, come primo firmatario della proposta di delibera: "Il tessuto associativo della nostra città è parte caratterizzante della sua storia e del suo presente. Un patrimonio di persone e attività, che non solo mettono a disposizione tempo ed energie per cause comuni, ma spesso offrono servizi che suppliscono alle carenze istituzionali. Emarginare il lavoro delle associazioni significa dare un colpo mortale alla solidarietà".  


Il primo a intervenire dopo Bertolucci è stato proprio il Sindaco Marco Filippeschi, che di fatto ha chiesto "la fiducia" al consiglio, con un lungo e secco discorso nel quale, dopo aver ripercorso i gesti e le azioni fatte da due anni a questa parte, ha richiesto nuovamente alle associazioni di lasciare via Battisti, senza un'immediata alternativa, perché la priorità sia data allo sviluppo dei progetti inseriti nel programma di mandato, Sesta Porta e tutto il resto.
Per tutto il resto, lo stesso Sindaco si è esplicitamente riferito al trasferimento dell'ospedale, alla variante urbanistica, al piano delle caserme, ai progetti con cui "si pone la questione di nuova residenzialità".  

L'intervento di Filippeschi parte dallo "squilibrio strutturale che c'è fra le entrate del Comune e le necessità di spesa", per poter affermare che "la Società della Salute ha fatto investimenti record su salute e sociale anche di fronte ai tagli del governo", e  dichiara: "Non abbiamo fatto nessun taglio al sociale".
Per quel che riguarda la cultura, Filippeschi sostiene che ci sia "bisogno di fare impresa anche nella cultura e nel terzo settore", e rimprovera gli oltre 150 firmatari della proposta di delibera di aver "tratteggiato una città che non esiste".

Passa quindi alla questione Rebeldia, che solo di malavoglia riesce a nominare apertamente, e che più spesso invece chiama il problema "di via Battisti". La affronta solo in parte, non volendo entrare nel dettaglio delle soluzioni e delle alternative, si limita a dire: "Nelle ultime conferenze dei servizi - dichiara - ho fatto un elenco delle iniziative, dalla Leopolda in poi, sugli spazi associativi a disposizione della città".
Replica poi alle accuse di "affarismo" mosse da più parti: "Questa città ha fatto già investimenti a carattere sociale, su cui andremo finanziariamente in pari; non c'è nessun affare o guadagno".
E tornando alla richiesta delle associazioni, ripropone la medesima formula proposta nelle ultime occasioni pubbliche: intanto escano, poi si vedrà.
Si rivolge alla Serantini, di cui "riconosce i meriti e l'importanza a livello nazionale", e all'Arciragazzi, "con cui c'è un impegno talvolta difficile e discontinuo", per poi chiudere dicendo che "questa città non può permettersi un patrimonio improduttivo".

Dopo il lungo discorso di Filippeschi, sono molti a voler prendere la parola. Da Paolo Cognetti (PdL), che chiede al "centrosinistra di mantenere le promesse fatte alle associazioni quando aveva bisogno di voti", a Filippo Bedini (PdL), che ripercorre gli incontri fra associazioni e comune nella seconda commissione consiliare, e offre un elenco, "35 fabbricati di proprietà del comune, dati alle associazioni spesso senza alcun titolo".
Maurizio Bini (Rc) pone l'accento sulle operazioni immobiliari del Comune, "con cui si è persa l'occasione per reperire veri spazi di aggregazione", e rispetto a Rebeldia afferma che "si è obbligati ad un confronto con una realtà entrata a pieno titolo nella coscienza della città".

Lungo e puntuale l'intervento di Sandro Modafferi (Sel): "In primo luogo - afferma - erano stati presi dell'impegno precisi con la scorsa amministrazione, non è che queste associazioni stanno chiedendo favori", cita poi le mozioni approvate dal consiglio e rimaste lettera morta: "Nell'aprile 2007 lo stesso assessore Cerri aveva dichiarato che sarebbe stato fatto il possibile per trovare una soluzione. Evidentemente si è sottovalutato il problema, se siamo arrivati a discuterne a un giorno dall'ora 'x', dopo tre anni di tempo per risolvere la questione. Non esiste una proposta del Comune: su via Saragat non abbiamo visto accordi, solo versioni differenti".

Hanno preso poi la parola Carmine Zappacosta (Pd), che ha chiesto a gran voce di "non strumentalizzare il problema", Riccardo Buscemi (PdL), che si è detto "contrario alle forme di privilegio", Michele Passarelli (Pd) che chiede: "C'è davvero qualcuno che crede si voglia sgomberare Rebeldia?"

L'ora intanto si fa tarda. Inizia a circolare un secondo ordine del giorno proposto dalla maggioranza, che recita testualmente: "Vista la discussione avuta in consiglio comunale, il consiglio auspica che, dopo la necessaria immediata liberazione degli spazi di via Battisti per far avviare il progetto Sesta Porta e non incorrere in penali che graverebbero sulle finanze comunali e quindi qull'intera città, si possa arrivare  ad una soluzione per le associazioni del progetto Rebeldìa che consenta di poter trovare una nuova collocazione, continuando il confronto tra Comune, Provincia, Università, Ardsu e associazioni."

E' quindi il momento dell'assessore Maria Paola Ciccone. Sulle intenzioni del testo, che hanno allarmato e amareggiato i presenti, la Ciccone non ha rasserenato o tranquillizzato, ma si è limitata a dire: "Rinuncio all'intervento perché mi riconosco nell'ordine del giorno presentato dalla maggioranza".

Dopo la replica di Bertolucci e qualche altro ulteriore intervento, si è passati quindi alla votazione dei quattro Ordini del giorno presentati: il primo, proposto da Sel e Rc, chiedeva di fatto la sospensione di ogni ipotesi di sgombero, ed è stato bocciato con i voti contrari della maggioranza. Quello proposto dalla PdL, che partiva da una posizione di contrarietà sulla concessione di spazi al Progetto Rebeldia, per chiedere però "criteri trasparenti" sull'assegnazione degli spazi, è stato anch'esso bocciato. Il terzo, proposto dalla maggioranza già nello scorso consiglio comunale, ricalca l'operato dell'amministrazione in tema di spazi e chiede un confronto più costante negli attuali spazi di discussione (tavolo interistituzionale e Conferenza Unversità e Territorio); è stato approvato con 21 voti favorevoli, 8 contrari e 1 astenuto.

Si arriva dunque alla "mozione della discordia" - il secondo ordine del giorno proposto dalla maggioranza. Il consigliere Carlo Scaramuzzino (SeL) in sede di dichiarazione di voto afferma: "Questo testo ci sembra che voglia scavalcare ogni confronto sereno e aperto, quindi non intendiamo votarlo e lasceremo l'aula". I consiglieri di Sel, Rc e Pdl si allontanano, il capogruppo del Pd Ranieri Del Torto tenta di aggiustare una frattura ormai ampia, ma la seduta si scioglie. Di fronte ai toni da "fiducia" richiesti dal sindaco, il consiglio comunale non ha voluto cedere. La discussione riprenderà oggi pomeriggio, quando sarà nuovamente messo a votazione l'odg e successivamente la proposta di delibera presentata dai firmatari - Biblioteca Serantini, Arciragazzi e Rebeldia. Anche la seduta di oggi non sarà priva di polemiche e colpi di scena. E visto che stamattina si deciderà in sede giudiziaria sul futuro delle trenta associazioni, è proprio il caso di dire che la politica è giunta in estremo ritardo ad affrontare la questione. 

Leggi anche:

- L'intervento completo di Franco Bertolucci

fonte pisanotizie.it

 
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