Cie in Toscana, la Cgil approva la proposta Rossi. MSF chiede la chiusura di queste strutture
Mercoledì 03 Febbraio 2010 11:04
Mentre il segretario della Cgil Toscana, Alessio Gramolati, "benedice" la proposta di Rossi, Medici Senza Frontiere denunciano l'inutilità e le condizioni inumane
Ci sono coincidenze che dovrebbero risultare imbarazzanti e che spesso dicono più di ogni altra cosa. E' questo quello che è avvenuto ieri in merito al dibattito aperto in Toscana dalle dichiarazioni del candidato alla presidenza della Regione Toscana, Enrico Rossi, sulla possibilità di aprire un Cie nella nostra regione, possibilità che fino ad oggi era stata sempre bocciata dall'attuale governatore Claudio Martini.
Infatti mentre a Roma Medici Senza Frontiere presenta "Al di là del muro", il suo secondo rapporto sui centri per migranti in Italia denunciandone le inumane condizioni vita e la costante violazione dei diritti all'interno di queste strutture, a Firenze il segretario della Cgil Toscana, Alessio Gramolati, andava in un'altra direzione. In occasione della conferenza stampa di presentazione della serata-concerto organizzata dal sindacato per celebrare il ventennale dalla liberazione di Nelson Mandela, Gramolati infatti dava la sua "benedizione" alla proposta di Rossi.
"Com'è stato reso evidente dai fatti di Rosarno, ha fallito la politica del Governo sull'immigrazione che si è vista recentemente applicata. I Cie non sono altro che uno strumento di quella politica. La ricerca, invece, di opzioni alternative - ha dichiarato Gramolati - come la gestione di queste strutture affidata alle associazioni di volontariato, profilata dall'assessore regionale alla salute Enrico Rossi nei giorni scorsi, è da accogliere con favore".
Ma cosa dicono le associazioni di volontariato riguardo a queste strutture? E proprio l'indagine svolta da MSF, unica organizzazione indipendente a scrivere un rapporto sulla realtà che si vive all'interno dei CIE (Centri di identificazione ed espulsione), dei CARA (Centri di accoglienza per richiedenti asilo) e dei CDA (Centri di accoglienza) in Italia, che a distanza di 5 anni, è tornata nei luoghi di detenzione per i migranti privi di permesso di soggiorno e di transito per i richiedenti asilo a dare un quadro preciso di queste strutture.
L'indagine è basata su due diverse visite condotte da MSF a distanza di otto mesi tra il 2008 e il 2009, quando sono stati visitati 21 centri tra CIE, CARA e CDA disseminati sul territorio nazionale.
"In alcuni centri, gli operatori di MSF - spiegano dall'associazione - si sono trovati di fronte a un atteggiamento ostile da parte dei gestori, incontrando difficoltà nel condurre liberamente l'indagine, subendo limitazioni e dinieghi nell'accedere in determinate aree: emblematici i casi dei centri di Lampedusa e del CIE di Bari dove è stata negata dalla Prefettura l'autorizzazione a entrare nelle aree alloggiative, nonostante la visita di MSF fosse stata comunicata con diverse settimane di preavviso".
"Rispetto alle visite condotte nel 2003 - afferma Alessandra Tramontano, coordinatrice medica di MSF in Italia - poco è cambiato, molti sono i dubbi che persistono, su tutti la scarsa assistenza sanitaria, strutturata per fornire solo cure minime, sintomatiche e a breve termine. Stupisce inoltre l'assenza di protocolli sanitari per la diagnosi e il trattamento di patologie infettive e croniche. Mancano soprattutto nei CIE, come ad esempio in quello di Torino, i mediatori culturali senza i quali si crea spesso incomunicabilità tra il medico e il paziente. Sconcerta in generale l'assenza delle autorità sanitarie locali e nazionali".
"Tra i CIE, quelli di Trapani e Lamezia Terme - prosegue la Tramontano - andrebbero chiusi subito perché totalmente inadeguati a trattenere persone in termini di vivibilità. Ma anche in altri CIE abbiamo riscontrato problemi gravi: a Roma mancavano persino beni di prima necessità come coperte, vestiti, carta igienica, o impianti di riscaldamento consoni".
"Nei CARA abbiamo rilevato invece - spiega ancora la coordinatrice di MSF - servizi di accoglienza inadeguati. Il caso dei centri di Foggia e Crotone ne è un esempio: 12 persone costrette a vivere in container fatiscenti di 25 o 30 metri quadrati, distanti diverse centinaia di metri dai servizi e dalle altre strutture del centro. Negli stessi centri l'assenza di una mensa obbligava centinaia di persone a consumare i pasti giornalieri sui letti o a terra".
Ad oggi il destino lavorativo dei 65 dipendenti della C-Global risulta ancora incerto. I Capigruppo consiliari della Provincia di Pisa Massimiliano Casalini (SEL), Manolo Panicucci (PD) e Michele Curci (IDV) - in una nota congiunta - esprimono l’auspicio che il doppio incontro tenutosi a Pisa il 25 agosto con i vertici aziendali e sindacali sia solo l’inizio di un percorso che porti a soluzioni alternative al trasferimento a Collecchio (Parma) della sede pisana e fiorentina.
Si sottolineainoltre che l’indotto che ruota intorno all’azienda, tra Pisa e Firenze, è di circa 150 lavoratori ed in questa fase è assolutamente da scongiurare ogni tipo di perdita occupazionale sul territorio. Attendiamo e seguiremo con molta attenzione - si conclude nella nota – ciò che emergerà dall’incontro di venerdì 27 agosto tra l’Azienda e le organizzazioni sindacali in previsione a Collecchio.
BARI - «Il racconto che io immagino rompe le porte blindate dell'economicismo. Produrre e distribuire ricchezza, promuovere il benessere di tutti, coniugare economia ed ecologia, trovare il giusto equilibrio tra profitto dell'impresa privata e valorizzazione dei beni comuni». Nichi Vendola, il governatore della Puglia cui piacciono i racconti, colui che ha deciso di sparigliare il centro-sinistra con la sua candidatura alle primarie parla di economia, Fiat, tasse e crisi. «Il dibattito dell'economia – dice – è asfittico e criptato, monopolizzato da tecnocrati, lobbysti e moralisti a libro paga. Un dibattito drammaticamente orfano di quell'etica della responsabilità che per me significa confronti con l'inviolabilità della vita e del vivente e porre un argine alla mercificazione del mondo. Cos'è la crisi? Una calamità naturale o il frutto avvelenato di quel potere soprannazionale della rendita e della speculazione finanziaria che ha umiliato il lavoro e ucciso milioni di imprese?».
Ecco, nel suo programma c'è una politica industriale? Una politica industriale intanto bisogna avercela. Per Berlusconi è opzionale. Pare che la faccia spontaneamente il mercato. E in questa insostenibile leggerezza della politica l'Italia vive un vero e proprio processo di deindustrializzazione che è una tragedia civile e sociale. Non esiste un luogo in cui si discute di quali siano gli apparati industriali considerati strategici e come di conseguenza agire affinché essi possano radicarsi e rinforzarsi qui in Italia, di come possano internazionalizzarsi senza emigrare alla ricerca della manodopera al più basso costo, di come possano competere usando la chiave magica che apre la porta dei mercati globali: la qualità delle produzioni, il contenuto di innovazione dei prodotti. Non so se è una bestemmia dire che è necessario l'intervento pubblico in economia, che significa orientare e accompagnare le imprese, impedire che la costellazione di piccole aziende paghi in forme fatali il prezzo della crisi, promuovere la valorizzazione della presenza femminile e giovanile nel sistema economico, tutelare le conquiste sociali fondamentali, favorire un clima favorevole ai processi di innovazione, varare un Piano straordinario per il lavoro mirato al riassetto idrogeologico e alla cura del territorio.
Prosegue il dibattito politico sia a livello locale sia a livello nazionale sul futuro della sinistra e del centro-sinistra. Pubblichiamo di seguito un intervento di Sinistra Ecologia e Libertà che parla anche delle politiche dell'amministrazione comunale e del percorso che questa esperienza farà nei prossimi mesi in vista del primo congresso che si terrà ad ottobre.
Sinistra Ecologia Libertà sta sperimentando una significativa tendenza espansiva della propria azione politica, a livello nazionale come a livello locale. La grande visibilità e la indubbia leadership di Nichi Vendola rappresentano certamente un fattore trainante ed aggregante che fortifica l'esigenza di agire da partito e di costruire, in primis attraverso il congresso che Sinistra Ecologia Libertà terrà il prossimo ottobre, un soggetto politico in grado di coprire il largo vuoto aperto nella sinistra dalla sconfitta elettorale, dall'arroccamento minoritario di molte sue componenti anche importanti, dalla deriva politica e sociale prodotta dal neo-liberismo, che continua spietatamente a cavalcare la crisi economica.
Se esiste un'area sociale e di opinione che dal passato arriva fino a Sel, e di cui una parte dei suoi militanti sono espressione, al contempo vi è senz'altro una possibile, talvolta inconsapevole, sinistra che trae dalle contingenze dell'oggi rinnovati motivi di mobilitazione. Proprio muovendosi in questa direzione, con spirito costruttivo ed unitario, SEL ha contributo, insieme ai comitati del movimento per la ripubblicizzazione dell'acqua, alla raccolta di firme per i referendum abrogativi delle norme con cui il Governo Berlusconi sta definitivamente procedendo alla privatizzazione della risorsa idrica .
E' crescente in città il disagio per alcune linee di intervento dell'attuale Amministrazione, che pure mostra elementi di debolezza e di divisione interna. Pisa sta peraltro vivendo una fase di intensa trasformazione, che domanda scelte importanti, ma soprattutto un'impostazione che metta al centro non lo sviluppo per lo sviluppo, bensì lo sviluppo nelle modalità e nelle forme sostenibili ad un più alto livello di qualità della vita, di interscambio tra le persone, di scelte partecipate, di sociabilità, di cui si avverte sempre di più la mancanza. Su questo tema l'esperienza di Rebeldia si pone come significativa e matura controtendenza.
Sinistra Ecologia Libertà chiede ed ottiene una serie di riunioni della coalizione che sostiene Pieroni sulla questione dei rifiuti. E venerdì 13 agosto si svolgerà un incontro della commissione consiliare in Provincia ad hoc su questi temi
Si svolgerà venerdì 13 agosto l'attesa commissione consiliare in Provincia sul tema della gestione dei rifiuti ed in particolare sullo stato delle procedure autorizzative per i nuovi impianti di termovalorizzazione dei rifiuti speciali nel territorio provinciale di cui tanto si sta discutendo nelle ultime settimane: dall'impianto di Gello a quello di Vicopisano, per finire con Castelfranco.
Ma che il confronto tra le forze politiche sia complesso e che vi siano anche posizioni differenti lo dimostra il fatto che al di là della commissione si svolgerà subito dopo la pausa estiva una serie di riunioni dei partiti della maggioranza che governano la Provincia di Pisa proprio sulla questione dei rifiuti.
A renderlo noto è il capogruppo in consiglio provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà, Massimiliano Casalini: "Due settimane fa come SEL abbiamo chiesto ai partiti di maggioranza in Provincia - PD, IdV e PSI - di andare velocemente a una serie di riunioni di coalizione sulla questione dei rifiuti: la risposta è stata positiva e il Presidente Andrea Pieroni si è impegnato a calendarizzare tali incontri già dalla prima settimana di settembre".
"Riteniamo - prosegue Casalini - il tema degli impianti di trattamento dei rifiuti un tema dirimente per l'azione politica della coalizione che governa in Provincia e SEL vuole fare la sua parte. Abbiamo detto più volte che non siamo "quelli del no sempre e comunque", ma sosteniamo che è necessaria e stringente una programmazione d'area in quest'ambito, ovvero il Piano interprovinciale dei rifiuti, che vada a connettersi con la programmazione del governo del territorio e delle energie, della viabilità e dello sviluppo, della tutela dei territori e delle risorse ambientali, del turismo".