"Tentato sfratto via Livornese: pessimo segnale per il futuro abitativo di centinaia di famiglie"
Mercoledì 03 Febbraio 2010 11:03
L'intervento dell'Unione Inquilini all'indomani del blocco dello sfratto della famiglia Chiti
La mobilitazione dell'Unione Inquilini, saggiamente gestita dall'Assessore alla casa dr.ssa Zambito con la promessa di consegnare provvisoriamente, entro due mesi, un alloggio comunale alla famiglia sfrattata, da assegnare formalmente quando verrà pubblicata la nuova graduatoria definitiva per l'assegnazione di case popolari (dove la famiglia Chiti ha già acquisito 11 punti), ha convinto la proprietà a desistere dal suo intento di approfittare del periodo di "vacatio legis" per eseguire con la forza pubblica uno sfratto per finita locazione di una famiglia che possiede tutti i requisiti previsti dalla legge per la sospensione degli sfratti sino al 31/12/2010 (legge già sottoposta dal Governo all'approvazione del Parlamento).
Altri si dichiarerebbero soddisfatti per questa soluzione della vertenza. Invece per l'Unione Inquilini Pisa (Associazione del volontariato che dal 1968 lotta con tutti i mezzi per affermare il diritto alla casa di abitazione per tutti) questo inutile e imprevisto "braccio di ferro" tra le parti per affrontare una situazione abitativa che poteva risolversi pacificamente se il governo avesse emanato il decreto di nuova sospensione della esecuzione degli sfratti nei tempi promessi, rappresenta un pessimo segnale per il futuro abitativo delle centinaia di famiglie della Provincia di Pisa (esattamente 492 secondo i dati forniti nel 2009 dal Ministero dell'Interno) che hanno avuto una sentenza di sfratto dalla loro abitazione.
Bene ha detto l'avv. Lazzeri (avvocato dell'Unione inquilini, ndr) alla fine della mattinata, dopo oltre due ore di difficile confronto con la controparte, con momenti di vera e propria tensione fisica per la presenza dei Carabinieri: "L'accordo raggiunto consente alla famiglia Chiti di rimanere in casa fino a che non sarà assegnato dal Comune un alloggio adeguato. Aspettiamo per vedere se le promesse saranno mantenute. Alla fine siamo soddisfatti perché abbiamo scongiurato uno sfratto assurdo, che comunque sarebbe stato eseguito ed avrebbe portato una famiglia di 5 persone in mezzo di strada. Per le prossime volte (e saranno molte) auspichiamo che sia convocato da subito un tavolo di concertazione (che un tempo esisteva in Prefettura) tra proprietari, inquilini sfrattati e amministrazione comunale (tramite i loro rappresentanti) per non arrivare, come stamani, agli sgoccioli con la presenza della forza pubblica. Purtroppo la situazione a Pisa e Provincia è sempre più grave con centinaia di sfratti da eseguire, la maggior parte (387, pari a circa l'80% delle sentenze) per morosità; ma nessuno sembra deciso ad intervenire in modo concreto per dare una soluzione reale al problema".
Eppure l'Unione Inquilini ha più volte avanzato proposte concrete e attuabili, al sig. Prefetto di Pisa e a tutti i Sindaci e Assessori con delega alle politiche abitative dei Comuni della Provincia di Pisa (LODE Pisano), tra le quali l'urgente ricostituzione (anche informale) della Commissione Prefettizia graduazione sfratti, la costituzione (oppure il potenziamento nei Comuni dove già esiste) della Agenzia Comunale Casa, il controllo da parte dei rappresentanti dei bisognosi di casa sulle assegnazioni e sulla gestione delle case di proprietà comunale, il finanziamento dell'edilizia pubblica (di competenza esclusiva della Regione Toscana) tramite la fiscalità generale, l'abolizione del contratto libero di locazione, previsto dalla Legge 431/98, per evitare spropositati canoni di locazione normalmente incompatibili con i redditi da lavoro dipendente o pensione, causa prima del dilagare degli sfratti per morosità incolpevole.
Il consigliere di Sel presenta un'interpellanza al Sindaco sulla realizzazione del progetto
Con i primi giorni di settembre stanno per ricominciare le attività dei consigli comunale e provinciali e non poteva non giungere in questi organi il dibattito politico che in queste settimane si è svolto in merito alla realizzazione all'aeroporto militare di Pisa, di un Hub militare nazionale, che renderà la nostra città la più grande portaerei del paese.
Un progetto contro il quale sono già molte le voci del movimento contro la guerra e per la pace che in città si sono levate; da Emergency di Pisa che in questi giorni porterà la discussione all'interno dell'incontro nazionale che è in corso a Firenze, a un Ponte Per insieme a tutte le associazioni del Progetto Rebeldìa, ma anche i Cobas, Rifondazione Comunista. Sabato scorso anche una prima manifestazione in città organizzata da Centodonnecentobici in collaborazione con Rebeldìa e la Casa della donna ha ribadito con forza il no all'Hub militare.
A prendere ora la parola è Carmelo Scaramuzzino, capogruppo in consiglio comunale di Sinistra Ecologia e Libertà: "Un chiarimento necessario ed urgente si renda necessario nella sede istituzionalmente preposta: il Consiglio comunale". Non sono piaciute al consigliere di Sel le prime dichiarazioni rilasciate dal Sindaco Filippeschi che ha dichiarato il giorno dopo l'annuncio da parte dei vertici della 46° Aerobrigata dell'inizio dei lavori nella prossima primavera che "per Pisa non può che essere un onore accogliere tale struttura".
Acqua, aria, terra e fuoco. Sono questi i quattro elementi naturali che gli antichi individuavano come fonti di energia, come fonte di vita. Noi oggi li chiamiamo beni comuni, un concetto che, di fatto, era ben chiaro anche ai nostri più antichi antenati.
L’acqua che beviamo e di cui siamo fatti, la terra nella quale siamo e dalla quale traiamo frutti, l’aria che respiriamo e il fuoco indispensabile per riscaldare.
L’aria dei nostri cieli, innanzitutto. Abbiamo appreso dai vertici della 46.ma Aero Brigata che, a partire dal prossimo anno, inizieranno nella nostra città i lavori per trasformare l’aeroporto militare Dall’Oro “nel punto di riferimento per tutte le forze armate che avranno bisogno di spostarsi per via aerea per le missioni nei teatri internazionali”.
Durante i lavori di ampliamento dello scalo, verrà realizzata anche una struttura ricettiva per 30mila uomini perfettamente equipaggiati, per un arco di tempo di almeno un mese. Al di là di essere o meno “orgogliosi” di questo fatto, ci chiediamo se sia possibile fare una discussione pubblica su questi temi, anziché precipitarsi in manifestazioni di adesione incondizionata al progetto.
Ad oggi il destino lavorativo dei 65 dipendenti della C-Global risulta ancora incerto. I Capigruppo consiliari della Provincia di Pisa Massimiliano Casalini (SEL), Manolo Panicucci (PD) e Michele Curci (IDV) - in una nota congiunta - esprimono l’auspicio che il doppio incontro tenutosi a Pisa il 25 agosto con i vertici aziendali e sindacali sia solo l’inizio di un percorso che porti a soluzioni alternative al trasferimento a Collecchio (Parma) della sede pisana e fiorentina.
Si sottolineainoltre che l’indotto che ruota intorno all’azienda, tra Pisa e Firenze, è di circa 150 lavoratori ed in questa fase è assolutamente da scongiurare ogni tipo di perdita occupazionale sul territorio. Attendiamo e seguiremo con molta attenzione - si conclude nella nota – ciò che emergerà dall’incontro di venerdì 27 agosto tra l’Azienda e le organizzazioni sindacali in previsione a Collecchio.
BARI - «Il racconto che io immagino rompe le porte blindate dell'economicismo. Produrre e distribuire ricchezza, promuovere il benessere di tutti, coniugare economia ed ecologia, trovare il giusto equilibrio tra profitto dell'impresa privata e valorizzazione dei beni comuni». Nichi Vendola, il governatore della Puglia cui piacciono i racconti, colui che ha deciso di sparigliare il centro-sinistra con la sua candidatura alle primarie parla di economia, Fiat, tasse e crisi. «Il dibattito dell'economia – dice – è asfittico e criptato, monopolizzato da tecnocrati, lobbysti e moralisti a libro paga. Un dibattito drammaticamente orfano di quell'etica della responsabilità che per me significa confronti con l'inviolabilità della vita e del vivente e porre un argine alla mercificazione del mondo. Cos'è la crisi? Una calamità naturale o il frutto avvelenato di quel potere soprannazionale della rendita e della speculazione finanziaria che ha umiliato il lavoro e ucciso milioni di imprese?».
Ecco, nel suo programma c'è una politica industriale? Una politica industriale intanto bisogna avercela. Per Berlusconi è opzionale. Pare che la faccia spontaneamente il mercato. E in questa insostenibile leggerezza della politica l'Italia vive un vero e proprio processo di deindustrializzazione che è una tragedia civile e sociale. Non esiste un luogo in cui si discute di quali siano gli apparati industriali considerati strategici e come di conseguenza agire affinché essi possano radicarsi e rinforzarsi qui in Italia, di come possano internazionalizzarsi senza emigrare alla ricerca della manodopera al più basso costo, di come possano competere usando la chiave magica che apre la porta dei mercati globali: la qualità delle produzioni, il contenuto di innovazione dei prodotti. Non so se è una bestemmia dire che è necessario l'intervento pubblico in economia, che significa orientare e accompagnare le imprese, impedire che la costellazione di piccole aziende paghi in forme fatali il prezzo della crisi, promuovere la valorizzazione della presenza femminile e giovanile nel sistema economico, tutelare le conquiste sociali fondamentali, favorire un clima favorevole ai processi di innovazione, varare un Piano straordinario per il lavoro mirato al riassetto idrogeologico e alla cura del territorio.